Questo blog nasce per dare più spazio ai libri che amo e che leggo


Librieparole
Questo blog nasce per dare più spazio ai libri che amo e che leggo.
Oltre alle mie recensioni, qui vorrei ospitare i miei e vostri consigli di lettura e tutto quello che ha a che fare con i libri
e con le parole... in libertà

martedì 22 gennaio 2013

Parole che... sento mie


Povero cuore
con la mano sul cuore, giuro,
che mai non ti vedrò
accompagnare il male
e voltare la testa
e piegare la schiena
abbassare la testa
e abbandonare la scena

(De Gregori - Passo d'uomo)

domenica 18 novembre 2012

L'importanza del titolo

Léon und Louise
Ogni istante di me e di te

Quale dei due libri vi attira di più? Quale sareste più propensi a comprare dovendo decidere solo dal titolo? E se vi dicessi che sono due titoli dello stesso romanzo?
Il primo è il titolo originale, il secondo e dell'edizione italiana pubblicata da Garzanti Libri.

Capitata in libreria la scorsa settimana mi è capitato tra le mani e, se mi fossi fermata al titolo, forse non l'avrei comprato. Poi ho scorso il risvolto e mi sono decisa per l'acquisto. È una storia terribile e romantica, così almeno promette di essere e mi è presa voglia di leggerlo. Personalmente trovo più  coinvolgente e accattivante il titolo originale e mi chiedo perché l'abbiano così tanto trasformato in italiano. Non vi sarebbe piaciuto di più un semplice Léon e Louise? Lo trovo più convincente.

Comunque... ora ce l'ho tra le mani, sono a pagina 10 e mi sta piacendo ma aspetto a pronunciarmi.
E voi? Cosa pensate dei titoli che subiscono terribili metamorfosi da una lingua all'altra?
Questo lo avete letto? Com'è?

Se volete provare ecco qualche informazione utile:


Titolo: Ogni istante di me e di te
Autore: Alex Capus 
Traduttore: Scarabelli R.
Editore: Garzanti Libri 
Collana: Narratori moderni 
Data di Pubblicazione: Settembre 2012
ISBN-13: 9788811670612
Prezzo: € 16,40
Pagine: 249
Formato: rilegato
Reparto: Narrativa




Dal risvolto di copertina:
Normandia, 1918. Léon e Louise amano pedalare controvento verso l'oceano. Verso quel piccolo antro tra gli scogli, sferzato dalle correnti, il loro rifugio, il loro nido. Lì, di fronte alla vastità dell'orizzonte, tutto è possibile. È possibile amarsi, con la spensieratezza e l'intensità dei loro sedici anni. È possibile immaginare un futuro insieme, lontano dalla guerra, dalle detonazioni, dalla morte. E sancire la loro unione con una promessa: «Ora e per sempre»  Ma per quanto si illudano di tenerla lontana, la guerra è vicina, fin troppo vicina a loro. Sulla strada del ritorno una bomba li divide. Léon crede che lei sia morta e così Louise di lui. Eppure l'eco di quella promessa fatta tra le onde è destinata a durare ancora a lungo. Dieci anni dopo, a Parigi, mentre insorgono i presagi di una nuova guerra, Léon si è rifatto una vita. Ma una sera tutto cambia: il metrò è affollato, eppure nell'istante in cui i due vagoni si sfiorano, Léon la vede sul treno di fianco al suo. Gli stessi occhi verdi, le lentiggini e i folti capelli scuri, l'immancabile sigaretta, come allora. Ne è sicuro: quella è la sua Louise. A separarli solo un metro d'aria e due finestrini. E due vite che hanno ormai preso direzioni diverse: lui ha moglie e famiglia, e lei ha scelto di stare da sola, fiera della propria indipendenza. Ma non importa. Anche se il futuro è pronto a dividerli di nuovo, ci sarà sempre un momento, un giorno, un istante in cui si rincontreranno. Perché quel giuramento non ha mai smesso di vivere. E anche se  tutto è ancora impossibile, è destinato a durare per sempre...

sabato 10 novembre 2012

Mi arrendo


Non leggete per divertirvi o per istruirvi. Leggete per vivere
(G. flaubert)

Quasi un anno fa ho iniziato la sfida LeggiAmo con entusiasmo e determinazione.
Oggi sono qui per abbandonarla.
Ho scoperto che non riesco a leggere i libri di un elenco imposto e prefissato.
In questi mesi, tra alti e bassi, ho letto tanti libri ma spesso quelli che mi chiamavano dallo scaffale per essere letti  non erano nell’elenco che mi ero data. Mi sono dedicata ad altre vite, ad altri personaggi. Quelli scelti all'inizio per la sfida dovranno aspettare ancora un po’, fino a quando non sarò pronta per loro.
Normalmente non lascio mai una cosa a metà,  non amo interrompere o non portare a termine le cose che inizio ma qui è diverso.
Non voglio sentirmi costretta in tempi e titoli stabiliti, si tratta di lettura, si tratta di piacere, si tratta della cosa che mi piace di più al mondo!
E così mi avvalgo dei diritti imprescrittibili del lettore e abbandono la sfida (ma non smetto di leggere).

I 10 diritti dei lettori
(brani tratti da Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli, 1999)
1. Il diritto di non leggere
(…) la maggior parte dei lettori si concede quotidianamente il diritto di non leggere. (…) tra un buon
libro e un brutto telefilm, il secondo ha, più spesso di quanto vorremmo confessare, la meglio sul primo.
(…) se possiamo tranquillamente ammettere che un singolo individuo rifiuti la lettura, è intollerabile che egli sia – o si ritenga – rifiutato da essa.

2. Il diritto di saltare le pagine
Ho saltato delle pagine (…).E tutti i ragazzini dovrebbero fare altrettanto. In questo modo potrebbero buttarsi prestissimo su tutte le meraviglie ritenute inaccessibili per la loro età. (…) Un grave pericolo
li minaccia se non decidono da soli quel che è alla loro portata saltando le pagine che vogliono: altri lo faranno al posto loro.

3. Il diritto di non finire il libro
Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell’autore, uno stile che ci fa venire la pelle d’oca (…) Inutile enumerare le 995 altre ragioni, fra le quali si debbono tuttavia annoverare la carie dentale, le angherie del capoufficio o un terremoto del cuore che ci paralizza la mente. (…)

4. Il diritto di rileggere
Rileggere quel che una prima volta ci aveva respinti, rileggere senza saltare nessun passaggio, rileggere da un’altra angolazione, rileggere per verificare (…)
Ma rileggiamo soprattutto in modo gratuito, per piacere della ripetizione, la gioia di un nuovo incontro (…)

5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
(…) ci sono “buoni” e “cattivi” romanzi.
Molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada. E, parola mia, quanto toccò a me, ricordo di averli trovati “belli un casino”. Ma sono stato fortunato: nessuno mi ha preso in giro … Qualcuno ha solo lasciato sul mio passaggio qualche “buon” romanzo guardandosi bene dal proibirmi gli altri.

6. Il diritto al bovarismo
È questo, a grandi linee, il “bovarismo”, la soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazioni: l’immaginazione che si dilata, i nervi che vibrano, il cuore che si accende, l’adrenalina che sprizza, l’identificazione che diventa totale e il cervello che prende (…)

7. Il diritto di leggere ovunque
Qualunque luogo è buono per chi ami la lettura….

8. Il diritto di spizzicare
È la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprirlo, dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell’istante disponiamo.

9. Il diritto di leggere ad alta voce
L’uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano.(…)

10. Il diritto di tacere
L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo.
La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. (…)
(…) le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere.

mercoledì 3 ottobre 2012

Parole che... mi danno coraggio


Oggi, al rientro in casa, ho notato che il mio libro con i pensieri dei maestri d'oriente (della collana Saggezze dell'umanità) era aperto su una pagina sbagliata. Domenica forse qualche ospite lo ha sfogliato lasciandolo aperto sul 25 luglio (è vero che non giro la pagina ogni giorno ma non ero rimasta così indietro!).
Stavo per rimetterlo a posto quando la frase di quel giorno lontano ha attirato la mia attenzione. Sembrava proprio volesse dirmi qualcosa e io ho deciso di stare ad ascoltare:

Sappi accettare la tua notte, prendi il tuo male con pazienza.
L'aurora cresce nel più profondo della notte,
il frutto germina nel ventre oscuro della terra.
Il dono della notte ti sarà forse propizio più di quello della luce. 
Faouzi Skali

venerdì 21 settembre 2012

Fahrenheit 451 al Venerdì del Libro

Titolo: Fahrenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Traduttore: Monicelli G.
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici moderni
Edizione: 16
Data di Pubblicazione: Ottobre 2000
ISBN-13: 9788804487715
Pagine: 210
Formato: brossura
Reparto: Fantascienza





Oggi per il Venerdì del Libro voglio proporvi un libro che ho appena finito di leggere, scritto nel 1953 ma sconcertante per la sua attualità e preveggenza: Fahrenheit 451.
Il romanzo più conosciuto del celebre scrittore americano di fantascienza Ray Bradbury.

Siamo in una non meglio precisata città americana degli anni ’60. Il protagonista, Guy Montag, lavora nel corpo dei vigili del fuoco, ma si tratta di un corpo particolare: il loro compito non è spegnere gli incendi ma appiccarli per distruggere ogni forma residua di cultura di cui sono depositari i libri.
I vigili del fuoco cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente da alcuni cittadini che avevano fatto della cultura il loro lavoro e la loro ragione di vita (professori, filosofi, scrittori, poeti e intellettuali). I vigili del fuoco hanno il compito di rintracciare chi si è macchiato del "reato di lettura" e dar fuoco alla sua casa. Tutti i cittadini rispettosi della legge, infatti, devono utilizzare solo la televisione per istruirsi, informarsi e per vivere serenamente, al di fuori di ogni inutile forma di comunicazione. Le televisioni occupano intere pareti dei salotti e interagiscono con i telespettatori che considerano i personaggi televisivi come componenti della propria famiglia.
La TV e la tecnologia in genere sono un elemento ossessivo della società,  anche il governo ne fa uso per definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Vi riporto alcuni passaggi che mi sono piaciuti molto e che mi hanno fatto riflettere

"... non è delle cose che amo parlare, ma del significato delle cose. E mentre seggo su questa panca e mi guardo intorno so di essere vivo"
(è Faber che parla, un vecchio professore conosciuto da Montag)

"I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la forzano e l'abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive"
(sempre Faber. Non vi sembra terribilmente attuale?)

"Scopo dei libri è ricordarci quanto siamo somari, dissennati"
(idem)

Vi lascio con un pezzetto sulla politica, se così si può dire, che mi ha fatto sorridere. Ma forse per molti la politica è proprio questo!
Salotto. 
Montag cerca di creare un dialogo tra lui, la moglie e due sue amiche.
- Mildred (la moglie): "Parliamo di politica, ora, per far contento Guy!"
- "Buona idea" disse la signora Bowles. "Ho votato, alle ultime elezioni, come ogni altra, naturalmente, a favore della linea politica del Presidente Noble. Per me è uno degli uomini più belli che siano mai diventati Presidenti!"
- "OH, ma quello che gli avevano dato come antagonista, allora?"
- "Be', non direi che fosse poi una gran bellezza! Era piuttosto basso di statura, innanzi tutto, un tipo insignificante, direi, poi non si radeva bene e spesso era anche spettinato"
- "Che cosa gli è saltato in mente ai Fuoricampo di portare candidato un tipo simile? Non si sostiene un mezzo nano contro un bell'uomo alto come il Presidente! E poi, non parlava, biascicava! Per quasi tutto il tempo non sono riuscita a intendere una sola parola di quello che diceva. E le parole che ho udito non le ho capite!".
- "E poi era grasso e vestito in modo da non nasconderlo. Non c'è da stupirsi che le elezioni le abbia vinte Winston Noble..."

mercoledì 19 settembre 2012

Nessuno si salva da solo


Titolo: Nessuno si salva da solo
Autore: Mazzantini Margaret
Prezzo: € 16,15
Dati: 2011, 189 p., rilegato
Editore: Mondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)

La storia
Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all'aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia. Lui si è trasferito in un residence, lei è rimasta nella casa con i piccoli Cosmo e Nico. La passione dell'inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Delia e Gaetano sono ancora giovani, più di trenta, meno di quaranta, un'età in cui si può ricominciare. Sognano la pace ma sono tentati dall'altro e dall'altrove. Ma dove hanno sbagliato? Non lo sanno.  



Cosa dire, piaciuto o meno?
Della Mazzantini avevo già letto altri titoli e quello che io credo essere il suo capolavoro: Venuto al mondo.
Di sicuro Nessuno si salva da solo non è dello stesso calibro, non ha sortito in me gli effetti sconvolgenti dell'altro, non mi sono addormentata sul cuscino bagnato di lacrime ma devo dire che, in fondo, mi è piaciuto.
Sconsigliatomi dalle amiche, l'ho invece apprezzato per il suo stile asciutto e immediato, per il suo essere così realistico. Niente fronzoli, ma le parole/parolacce dirette mi hanno dato una forte sensazione di fastidio.
È una storia così drammaticamente vera, che appartiene al nostro tempo e potrebbe vederci tutti nei panni dei protagonisti. Nonostante sia chiaro fin dall'inizio che non ci sarà, per tutte le 189 pagine continui a sperare in un lieto fine, non solo per Gaetano e Delia ma per tutti, erigendo la storia a simbolo delle battaglie vinte, della possibilità di superare problemi e incomprensioni, dell'amore che non finisce, non si svilisce nel quotidiano e continua a dare linfa ai nostri cuori e alle nostre giornate. La speranza in un lieto fine che non arriva ti fa sentire sconfitta e al tempo stesso più realista.
La vita è così, e spesso non ti offre una seconda possibilità.
Chiudi il libro e pensi, per me non sarà così, non deve essere così, sarò più intelligente...

In alcuni passaggi mi sono riconosciuta, certi mi hanno fatto riflettere, altri mi hanno fatto paura per la loro veridicità. Ve ne offro alcuni:
È uno sbaglio andare a istinto. Ti porta fino a un certo punto, poi ti molla. Quando cominci a indurirti non hai più nulla, l'istinto muore giovane. Si trasforma in sospetto. E tu resti un semplice ignorante in balia delle tue menomazioni.
(Pensiero di Gae riguardo al suo lavoro come autore. Inevitabilmente mi ha fatto riflettere sulle mie aspirazioni da scrittrice senza fondamenta, senza scuola e non so se con qualche talento).

Bastava guardarlo attentamente, Gaetano, per capire che non era adatto a lei, che non erano adatti. Non erano all'altezza dell'impresa che intendevano compiere. Due velleitari pieni di buchi emotivi. Si erano annusati ben bene nell'arco di poche ore. Convinti di riempire ogni buco con la sola forza del pensiero. Il germe della distruzione albergava già in quella esaltazione. Due timidi asfaltati di rivalse che si palleggiano una sola mitomania, quella della loro unione. Un micidiale esempio di coppia contemporanea.
(Alzi la mano chi non ha qualche buco emotivo qualche falla che cerca di chiudere con l'altro...)

Il momento che vorresti morire e sai che invece nessuno morirà, e questo è addirittura peggio.
Quel cazzo di bambino ti guarda, pieno di moccio.
Ed è davvero piccolo. Ed è davvero il tuo. E sai che è davvero ingiusto. Ma non puoi farci niente.
...
Non avrebbe mai voluto nascere
...
La sensazione di dominare tutto dal momento che sai dominare la fame.
Svegliarsi al mattino con il buco. Registrare ogni movimento interno. Il piacere di sentire che la fame se ne va, come una coda cattiva, che le pareti non hanno più muco, sembrano unirsi come un'asola chiusa. Eppure avere ancora un sacco di energia, prodotta dalla psiche, da un gas interiore.
(Parole che sento così vere, capaci di descrivere i miei momenti di disperazione)

Troppo fragile per vivere e troppo potente per morire: questo era Delia a quel tempo.
(Parla di Delia. E pensare credevo parlasse di me!)

Come gli manca uno sguardo così. Se non lo conosci vivacchi e non ti manca. Ma se una stronza ti ha posato addosso quelle ali lì, ti ha fatto sentire l'eroe di una sceneggiatura temeraria, rimani tutta la vita un mendicante che va in giro a cercare quelle palpebre che si aprono solo per guardarti e si chiudono per imprigionarti.
(Mi è capitato di provare qualcosa di molto simile... quanto fa male)

Chiudo con questa, che preannuncia l'ineluttabile fine della loro storia:
Sto soffrendo, non sono più sicura di amare mio marito, ci siamo persi in un labirinto...

Dicono che quando uno si pone la domanda se ama o no il proprio partner, in realtà sappia già la risposta

venerdì 7 settembre 2012

Non all'amore né alla notte

Titolo: Non all'amore né alla notte
Autore: John Boyne 
Traduttore: Zuppet R.
Editore: Rizzoli 
Collana: Rizzoli Best 
Data di Pubblicazione: Ottobre 2011
ISBN-13: 9788817052696
Pagine: 320
Formato: rilegato
Reparto: Narrativa contemporanea


Per questo Venerdì del Libro vi propongo un romanzo tanto bello quanto doloroso: Non all'amore né alla notte, traduzione secondo me troppo libera del titolo originale The Absolutist

La storia
Siamo in Inghilterra, anno 1919. Il protagonista, Tristan Sadler, a soli ventun anni è già un veterano della Grande Guerra. Una guerra atroce che gli ha lasciato addosso un tremito incontrollabile alla mano destra e dentro un senso di colpa che gli farà vivere il resto dei suoi giorni nel rimorso per quello che ha fatto e nell'odio di sé.
Forse è per trovare un po' di pace che Tristan contatta e incontra la sorella di Will, un commilitone giustiziato durante la guerra perché obiettore di coscienza "assolutista" e del quale conserva un plico di lettere da riconsegnare alla famiglia. 
Questo incontro diventa occasione per Tristan di confessare a Marian ciò che nasconde da sempre.

La mia recensione
Una storia dolorosa. Leggendola non ci si può non appassionare e provare compassione per la triste vita del ragazzo, ripudiato dal padre, cacciato da scuola e da casa per aver provato a baciare un suo compagno:
"Questa non è la tua famiglia. Non hai più niente da spartire con noi. Sarebbe meglio per tutti noi se i tedeschi ti piantassero una pallottola in testa" è l'ultimo saluto di suo padre.
Per tutto il romanzo, narrato in prima persona da Tristan, l'affetto verso di lui cresce, ti schieri naturalmente dalla sua parte, non puoi fare altrimenti, senti di volergli bene e di potergli perdonare tutto. O forse no.
Alla fine ti senti spaccato, vorresti gridargli di non farlo, forse anche giustificarlo, ma forse non si può.
L'attenuante della guerra non basta.
Un racconto forte, dove esplodono i sentimenti e i caratteri sono ben delineati. Vi troverete coraggio, paura e tanta voglia di libertà.
Tranquilli il fazzoletto non serve, se non ho pianto io...